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      dot India: accordo USA-India sul nucleare

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      Il Senato americano ha approvato l'‘Accordo di cooperazione nucleare’ con l'India, interrompendo un bando di tre decenni, da quando cioè la nazione asiatica avviò i primi test nucleari militari.

      Al centro di accese dispute tra sostenitori e critici, il patto - che per un particolare caso giunge quando in India si festeggia la giornata di Gandhi e della giornata della non violenza (Gandhi Jayanti) - avvia una forte cooperazione tecnologia e commerciale sull’alta tecnologia.

      In India, dove il primo ministro Manmohan Singh lo ha fortemente difeso sottolineando l’esigenza energetica, l’accordo è stato osteggiato dall’opposizione nazionalista e dai partiti di sinistra: questi ultimi a luglio avevano tolto al governo l’appoggio esterno, facendolo traballare.

      Si tratta di un patto orientato alla costruzione di impianti nucleari civili per la produzione energetica, ma i movimenti pacifisti per la denuclearizzazione lo giudicano un pessimo messaggio e non privo di rischi, sottolineando che l’India non è tra i firmatari del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare (l’ultimo test nucleare è stato compiuto da New Delhi nel 1998, cui rispose il Pakistan con un suo test).

      Altri sottolineano che, sul piano geopolitico, ciò non solo renderà più difficile per gli Stati Uniti sostenere la loro politica anti iraniana sul nucleare, ma molto probabilmente disturberà anche Pakistan e Cina. I sostenitori del patto ritengono che ci siano garanzie di sicurezza sufficienti e che l’India in questo modo si candida ad essere un forte alleato americano in Asia e rafforza il suo peso politico internazionale, oltre a garantirsi l’energia necessaria a nutrire la crescente espansione industriale.

      Secondo la Confederazione degli industriali indiani, l’accordo apre la via a 27 miliardi di dollari d’investimenti per la costruzione di una ventina di centrali nucleari nei prossimi 15 anni; un mercato, quello dell’energia nucleare, sempre più competitivo, in ragione della crisi petrolifera, come dimostrano anche i recenti contatti dell’India con Francia e Russia, sempre per la costruzione di reattori nucleari.